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L’informazione in campo alimentare è un diritto che abbiamo il dovere di esercitare

Era il 2002 quando l'Europa, fortemente scossa dal precedente scandalo mucca pazza, inaugurava una nuova stagione per la sicurezza alimentare. Ad oggi, il regolamento 178/2002 costituisce la base per la sicurezza e la gestione del rischio nel settore alimentare, ed istituisce l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA, con sede a Parma).

L'Europa cominciava ad applicare nei settori dell'alimentazione animale (feed) e umana (food) l'unione tra analisi e comunicazione del rischio, evidenza scientifica e principio di precauzione. Nel 2006 il settore food faceva un passo oltre, non solo comunicazione del rischio, ma semplicemente comunicazione. Il reg. 1924/2006 (sulle indicazioni nutrizionali) rappresentò il solco di separazione comunicativa tra il food e il feed. Esso prevede che ogni indicazione nutrizionale di qualunque prodotto (imballato, sfuso, da ristorazione o mense), sia essa in etichetta o in forma pubblicitaria, deve rispondere a rigorosi criteri stabiliti dallo stesso regolamento, ed essere supportato da evidenza scientifica, in particolare quando si parla di “health claim” (indicazioni per la salute).
E nel settore feed? Malgrado la tutela sanitaria del consumatore diretto (animali da allevamento e compagnia) e indiretto (uomo), le confezioni o le pubblicità dei mangimi non erano obbligate a rispondere scientificamente delle loro indicazioni; tantomeno inserire un elenco completo degli additivi alimentari. Faccio un semplice esempio per animali domestici ed uno per quelli da reddito: “Il nostro prodotto farà crescere il pelo dei vostri cani” e “Le vacche produrranno più latte”. A questi esempi si poteva semplicemente osservare “quanto cresce il pelo?” e “quanto latte produrranno in più?”. Le risposte ci sarebbero state ma nessuno ne avrebbe garantito il rigore scientifico. A settembre cambiano le regole del gioco e le parole chiave del settore saranno “trasparenza in etichetta” e “fondatezza scientifica delle indicazioni nutrizionali e salutistiche”. Il gap è quindi colmato: il settore feed aveva trainato la gestione della sicurezza, la comunicazione del rischio e il principio di precauzione, quello food ne aveva preso esempio e vuoi per i diversi introiti ed interessi ha fatto da pioniere sui temi della comunicazione. Oggi il feed ristabilisce l’equilibrio. Vediamo come.
Il regolamento 767/2009/CE (applicabile da settembre 2010) riguarderà la commercializzazione di mangimi destinati all’alimentazione di animali (sia da produzione, sia da compagnia) e porrà le basi per una solida trade union tra utilizzatori, produttori, autorità e ricerca scientifica.
Tra i punti chiave del regolamento troviamo la distinzione tra etichetta ed etichettatura. La prima è il classico elenco di ingredienti e additivi del prodotto. L’etichettatura, invece, è qualsiasi forma di indicazione, dicitura, comunicazione, etc, che avviene tra produttore e utilizzatore. In definitiva, qualunque forma di pubblicità dovrà rispettare le disposizioni del regolamento. Interessante (forse più per i consumatori che per gli operatori), il regolamento non prevede soglie minime per omettere alcuni ingredienti, cioè il consumatore godrà dell’informazione totale sul prodotto. L’informazione nutrizionale o salutistica dovrà essere oggettiva, verificabile e comprensibile dalle autorità tramite prove scientifiche. In nessun caso si potrà far riferimento a proprietà del prodotto che possano curare malattie (escluso prodotti contro la crescita di protozoi), oppure che riescano a bilanciare squilibri nutrizionali chiaramente legati a sintomi patologici. Tradotto, si chiude con le comunicazioni senza controllo e si apre o alle dichiarazioni “minimaliste” oppure a quelle scientificamente valide.
Gli additivi e gli aromi dovranno essere indicati interamente nei mangimi per animali da reddito, invece per quelli destinati ad animali da compagnia, le etichette potranno contenere anche la sola categoria (p.e. addensante, aroma). Gli amanti degli animali non si sentano meno tutelati degli allevatori, anzi! Sarà, infatti, interessante vedere come potrà essere indicato nelle etichette dei mangimi per animali da reddito la quantità degli aromi. Questi ultimi sono venduti dalle aziende produttrici in miscele generalmente protette da segreto industriale…i mangimisti inventeranno un paio di numeri? Sicuramente (e spero) legislatore e associazioni di categorie troveranno una soluzione in tempi relativamente brevi.
Il regolamento ha mantenuto “l’elenco degli usi previsti dei mangimi destinati a particolari fini nutrizionali” (dir. 2008/38/CE) e le aziende potranno richiedere procedura di aggiornamento presentando opportuna domanda, correlata di solide informazioni tecniche e scientifiche, alla Commissione europea. Qualora questa abbia dubbi riguardanti al particolare fine nutrizionale o sul possibile rischio per l’ambiente, la salute umana e animale, la commissione dovrà interpellare l’EFSA per richiedere un parere (ricordo che l'EFSA ha solo potere consultivo e non esecutivo/legislativo).
Per ovvi motivi di spazio e tecnicismo dell’argomento non vi tedio oltre, invito però gli operatori del settore a seguire le Linee Guida proposte da Assalzoo. Gli amanti di animali domestici potranno gioire del fatto che anche i loro amici hanno acquisito il diritto di informazione. L'informazione è un diritto. Nel settore alimentare è vostro obbligo capire, mentre è responsabilità mia e dei miei colleghi quella di informare e farvi capire.
L’etichettatura innovativa e dinamica crea una relazione comunicativa tra produttore e utilizzatore: il primo migliora le vendite qualora la qualità del suo prodotto è efficace tanto quanto la sua strategia comunicativa; il secondo trova nuovi canali di fiducia e collaborazione con il produttore. Le autorità e la ricerca scientifica si incastrano perfettamente nel sistema, quindi un piccolo appello alle aziende e all'università di Ragusa.
Annusate e quantificate i vantaggi offerti dalla 767 riguardo alle collaborazioni azienda/ricerca. Non abbiate paura del nuovo ed abbracciatevi! Affascinatevi dalla possibilità di allegare particolari proprietà al mangime, innovatevi e sostenetevi a vicenda. Solo una proficua e intelligente collaborazione economica tra aziende ed università offrirà notevole traino all'economia e alla sapienza locale. E le intromissioni dei politici? Just away!

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