| 08 Luglio 2010
Enorme il successo per la mostra “Elmi per gli uomini elmi per gli dei”
Ragusa. Della mostra su “Elmi per gli uomini elmi per gli dei” ho letto su tutta la stampa locale e qualche generoso accenno anche su testate nazionali.
Sarebbe il caso quindi che io mi astenessi dallo scriverne. Eppure debbo, non foss’altro che per dare i giusti meriti a quella Soprintendenza di Ragusa sulla quale mi sono spesso scagliato contro, e pesantemente ma in buona fede, anche da queste colonne. Si deve infatti sapere che l’organizzazione della mostra, realizzata a Ragusa nel rinnovato Palazzo Garofalo (per il quale spenderemo più avanti qualche riga) e visitabile fino al prossimo 28 giugno, è stata curata dall’Ufficio di Tutela ambientale e culturale del nostro capoluogo. E siccome l’iniziativa, pur potendo mostrare solo una dozzina di elmi, è riuscita perfettamente, bisogna che si faccia una pubblica menzione di merito ai funzionari di Piazza Libertà e a tutti coloro (su tutti gli sponsor, senza i quali è inimmaginabile avviare iniziative di tale livello) che li hanno collaborati. E dire che nelle sale del settecentesco palazzo gli elmi dentro le vetrine saranno poco più di una dozzina, ma tutti importantissimi dal punto di vista storico, artistico ed archeologico).
Chi sale al primo piano del Palazzo Garofalo di Corso Italia troverà un eccellente allestimento in tre stanze, dove è possibile ammirare gli elmi provenienti dal Museo Archeologico Regionale di Camarina e quelli, una decina, dati in prestiti dal Pergamon Museum di Berlino (il museo che può vantare la maggiore collezione al mondo di antichi elmi, in rispetto ad una antica tradizione che vuole gli archeologi tedeschi particolarmente appassionati e preparati sull’argomento). Elmi greci e romani, prodotti in un arco temporale di ottocento anni e recuperati in vari posti (la nostra costa kamarinese, Olimpya in Grecia e alcuni non precisamente segnalati siti del Nord-Italia). Perfettamente illuminati, i copricapo metallici emanano una singolare aurea, forse per la loro datazione, forse perché in essi i visitatori rivedono le antiche gesta di eroi mitologici o di “semplici” opliti che combatterono le celebri battaglie del passato remoto della nostra civiltà. Accolti da alcuni pannelli esplicativi e da uno schermo che proietta incessantemente immagini tratta da film quali “Troy” e “Trecento”, i visitatori di Palazzo Garofalo (con ingresso gratuito per tutti, e non è cosa di poco conto di questi tempi) possono anche portare i più piccoli, per i quali è stata appositamente organizzata una sala ludico-educativa.
Chi scrive è stato uno dei tanti visitatori, ma privilegiato per il fatto di aver potuto ascoltare la spiegazione degli antichi elmi direttamente da Giovanni Di Stefano, il Responsabile della sezione archeologica della Soprintendenza di Ragusa il quale, con dovizia di particolari, ne ha tratteggiato la storia, la provenienza, le peculiari caratteristiche e le ipotesi sull’uso di ciascun elmo.
L’iniziativa, una delle non numerose di livello culturale veramente alto organizzate nella nostra provincia, merita certamente la visita. E se i visitatori saranno numerosi, com’è auspicabile, si premierebbe l’ottimo lavoro della Soprintendenza e si potrebbero porre le basi per ulteriori iniziative di tale spessore che altro non possono fare se non migliorare, elevandola, la qualità della vita dei cittadini iblei, soprattutto delle giovani generazioni.
Infine, come anticipato, un accenno al Palazzo Garofalo che, inaugurato dopo i lunghi lavori di restauro proprio in occasione della mostra sugli elmi antichi, diverrà presto la sede del Museo della Cattedrale di San Giovanni Battista. Un palazzo dell’antica nobiltà iblea che merita la visita per gli spazi (su tutti un salone con la volta magnificamente affrescata) che potrebbe diventare, e noi ne siamo convinti, efficace volano per una rinascita, quantomeno sul piano sociale e culturale, di quel centro storico che le ultime amministrazioni comunali hanno colpevolmente lasciato ad un destino fatto, almeno per il momento, di degrado ed abbandono.
| Commenti |
|
























Quello dell'Altopiano

