| 14 Giugno 2009
In crescita il numero di donne disposte a vendersi
Droga, alcolismo, rapine, furti, bullismo.
Come tante cittadine del profondo sud a Santa Croce c’è spazio per tutti questi fenomeni, in forme e dimensioni varie. Argomenti quasi all’ordine del giorno in una realtà urbana dove su quasi dieci mila abitanti un quarto è rappresentato da cittadini di origine straniera, compresi gli irregolari. Una porzione enorme della popolazione. Santa Croce è così salita alla cronaca per essere la cittadina europea con la più alta percentuale di stranieri, tunisini, marocchini, rumeni, albanesi e di altri Paesi dell’est. Immigrazione che ha portato anche il suo triste risvolto negativo rappresentato dagli irregolari che delinquono e che danno "fastidio" agli stessi loro connazionali regolari, che, all’opposto lavorano, si arrovellano per tirare avanti, mandano i loro figli a scuola, frequentano regolarmente la moschea di via Carmine, se islamici, o i ritrovi in stile occidentale, se cittadini dei Paesi dell’est. In questo contesto manca un tassello: la prostituzione. Non vogliamo rilevare che manca nel senso che auspichiamo che ci sia, ma nel senso che non è un fenomeno dove dietro appare una organizzazione o uno sfruttamento. Che non ci sia prostituzione nella cittadina è sotto gli occhi di tutti e le stesse forze dell’ordine confermano che non esiste una prostituzione diffusa e conclamata, secondo i canoni classici del fenomeno. Da qualche anno a questa parte in paese esiste però una prostituzione diffusa fra giovani e donne, sia locali che originarie dei Paesi dell’est europeo. Non c’è da scandalizzarsi e nemmeno vogliamo criminalizzare qualcuno. E’ un fenomeno infatti che non ha una sua strutturazione e sistematicità, ma ha per protagoniste donne che si prostituiscono in modo estemporaneo e senza una precisa metodicità. Una prostituzione però molto più pericolosa di quella conclamata e condotta in modo professionale perché rappresenta un segnale distorto della liberalizzazione dei costumi o, peggio, una soluzione negativa alle esigenze consumistiche odierne e una risposta altrettanto sbagliata ad esigenze di rivalsa sociale o di facile e sbrigativo guadagno. A rendersi protagoniste di questo fenomeno, per fortuna poco diffuso e molto estemporaneo, sono diverse figure del sesso debole. Sono giovanissime, forse più per gioco che per un effettivo bisogno. Sono giovani maggiorenni che, spinte da falsi ideali di guadagno e prive di freni morali adeguati, si prostituiscono in modo mirato e verso "obbiettivi" ben precisi: giovani a loro volta in cerca di forti emozioni. Sono donne, anche casalinghe, di strati sociali medi che cercano in questo tipo di meretricio un modo per equipararsi a coetanee o colleghe meglio fortunate in termini economici. Sono donne, soprattutto giovani, dei Paesi dell’est europeo che cercano in tal modo di coprire un "vuoto" fra i molti connazionali che, a differenza dei migranti regolari nordafricani, stentano a produrre delle ricongiunzioni familiari perché sperano di ritornare nei loro paesi d’origine. In totale il fenomeno, come detto, non ha assunto fino ad oggi proporzioni elevate. Il risvolto positivo è che, come accennato, oltre ad essere basso il loro numero, non è inserito in un contesto di organizzazioni strutturate o che praticano lo sfruttamento. E’ però un fenomeno che sta assumendo a poco a poco proporzioni sempre più alte e dai contorni sempre più difficilmente circoscrivibili. Lo sviluppo di tale fenomeno è infatti proporzionale alla perdurante mancanza di centri di aggregazione specifiche per giovanissime e per donne, anche migranti. In un realtà dove la donna continua, a parte i proclami di pari opportunità, a subire disuguaglianze rispetto al sesso forte e a non vedere realizzati luoghi e strutture solo per la donna e per le sue attitudini e tendenze. Una realtà locale che, spiace sottolinearlo, non produce attività, iniziative, aggregazioni a favore della donna e per le sue inclinazioni emotive e psichiche. Non c’è il burqa o il velo per le signore e le ragazze di Santa Croce . Ma è come se una mano invisibile lo mettesse lo stesso nel capo di ogni donna del luogo, sia essa sicula o tunisina o rumena. In questo almeno hanno raggiunto la parità sociale.
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