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Donne e politica, un rapporto impossibile

Donne e politica: rapporto impossibile? A quanto pare sì, specialmente in Provincia di Ragusa.

Un Convegno promosso dalla Consulta Nazionale delle Pari Opportunità dell’Upi ed il recente voto di sfiducia al presidente del Consiglio di circoscrizione Sud, Daniela Virgadavola, riaccendono i riflettori su un argomento ciclicamente riproposto all’attenzione pubblica. Bene, a distanza di quattro anni dalla nostra inchiesta “Le impari opportunità” (26/marzo/2005) torniamo sul luogo del delitto e vediamo se qualcosa è cambiato. Care amiche, tenetevi forte.

In Provincia di Ragusa nessun incarico istituzionale di alto livello è ricoperto da donne. Il Presidente della Provincia è sempre Franco Antoci, il suo vice è Girolamo Carpentieri. La Giunta provinciale, pur non mancando di continui avvicendamenti, fa registrare un desolante zero in quanto a presenze femminili. Lontani i tempi in cui Concetta Vindigni cercava di tenere alto il morale del gentil sesso alla guida dei servizi sociali dell’Ente. Un piccolo passo avanti si registra tra i banchi del Consiglio dove alla sempre vigile Venerina Padua si affianca Angela Barone. Alla Padua prendiamo in prestito le sue dichiarazioni durante il convegno sulle pari opportunità: “Occorre fare della violenza sulle donne, della loro emarginazione e solitudine sociale, un grande tema della politica, una chiave di lettura dirimente dei processi della globalizzazione. E non ci vedo nulla di male a costruire su tutto questo una consapevole e mirata politica di collaborazione tra donne e uomini. Si può e si deve partire da questa assunzione di responsabilità pubblica condivisa, che non annulla problemi, contraddizioni, difficoltà ma colloca tutto in un quadro di progettualità politica per il più urgente dei cambiamenti della politica. Oggi quello delle donne è un grande processo umano con cui la politica deve fare i conti”.

Proseguiamo con le cifre.

Tra i dodici sindaci della Provincia iblea non cercate donne, sarebbe un’impresa inutile. Sono i maschietti, infatti a fare man bassa delle poltrone di Primo cittadino. Nessuno tra loro sceglie o si avvale di un vicesindaco di diverso sesso. Anche la seconda carica è, per tutti i dodici comuni, appannaggio degli uomini. Del resto, nelle ultime tornate elettorali nessuna donna è neanche mai giunta alla candidatura.

Veniamo ai ruoli assessoriali. Onore al comune di Giarratana che con 3 donne su 5 assessori fa registrare la percentuale più alta in termini di quote rosa. Ma è senz’altro un’eccezione. Ragusa, dopo l’avvicendamento di Venerando Suizzo con la signora Marino, raggiunge 2/10: Maria Malfa al verde pubblico ed appunto Elisabetta Marino alla pubblica istruzione e pari opportunità.

Due assessori anche ad Acate su soli cinque posti disponibili.

Vittoria, Comiso, Modica, Ispica, Chiaramonte e Monterosso onorano le quote rosa con un unico assessore in Giunta. Mentre un desolante zero fanno registrare le Giunte di Santa Croce, Scicli e Pozzallo. Non vanno meglio le cose in sede di consiglio comunale dove la rappresentanza femminile è strettamente legata al consenso elettorale. Precisiamo che nessun presidente del consiglio appartiene al gentil sesso. Limitandoci alle somme totali si raggiunge la cifra di 23 donne su un totale di 243 consiglieri. Una in meno rispetto ai dati che presentammo nel 2005.

Ancora: nessun deputato regionale della nostra provincia, nessun deputato nazionale. Nessuna donna neppure in seno al consiglio di amministrazione del Consorzio Universitario, non a caso composto per intero dal fior fiore dei nostri politici.

Non cambia neppure la situazione in seno alle principali rappresentanze di categoria professionali e sindacali. Confindustra, Cgil, Cisl, Uil, Cna, SosVi, Asi, Coldiretti: non c’è sigla che non scelga di declinare al maschile il proprio potere.

Altro che pari opportunità! Come leggere un simile permanere della situazione? Probabilmente le questioni legate alla rappresentatività femminile rimangono sempre le stesse. Scarsa presenza nelle liste dei partiti, minor tempo per concretizzare l’attività in campagna elettorale e, ultima ma non ultima, la continua sfiducia che sia donne che uomini continuano ad avere nelle capacità femminili in politica.

Probabilmente non arriveremo mai alla consapevolezza della Svezia dove il 48% dei parlamentari è donna. Forse figure come Angela Merkel o, nel passato, Margaret Tucher e in Italia Nilde Jotti non dicono molto agli elettori.

Ci chiediamo, ancora, quanto le recenti polemiche che hanno reso la figura femminile in politica alla stregua di un bell’ornamento per le gioie del sovrano, influisca nella pubblica opinione.

Sara mai possibile invertire la rotta?

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